Festival delle Periferie, tre giorni di grande rock a Villa Bombrini

Il Festival delle Periferie dell’associazione Metrodora taglia il traguardo della XIV edizione, e ci arriva in forma rinnovata. Non più quattro, bensì tre giornate, ma con l’assoluta novità dell’inizio dei concerti nel pomeriggio alle 18 poiché quest’anno, oltre alle consuete quattro band della fascia serale, altri tre artisti/band si esibiranno ogni giorno in un programma preserale ricchissimo, comprendente anche nomi locali di calibro (saranno infatti rispettivamente Belzer, Jess e Hydra a culminare le fasce tardo pomeridiane, in compagnia di Puerto Plata Market, Mauro Cipri, Tomaso Chiarella, Tribù Locale, Devastation Inc. e Maker of Time).
Ovviamente il bar e la cucina apriranno alla stessa ora dell’inizio dei concerti e, altra novità di questo festival, il menù sarà molto più ampio del solito, con primi e secondi ad affiancare i consueti panini, hot dog, salsicce, ecc.
A presentare i gruppi ci sarà Martino Serra, coadiuvato dagli studenti dell’IIS Calvino impegnati con le interviste agli artisti che saranno trasmesse in diretta radiofonica. Alle 20,30 la manifestazione, come sempre ad ingresso assolutamente gratuito, proseguirà col programma serale, a completare tre giornate “tematiche”:
Venerdi si parte con il “Desert Friday”: dedicato a sonorità vicine a certo grunge stoner statunitense degli anni ’90, che ha avuto il suo epicentro nelle zone desertiche del Mojave e del basso Colorado. Gli artisti che si susseguono nella serata (UT, Katiusha e Black Elephant) sono, in progressione, molto vicini ai generi sopra citati, con l’apice dei Temple of Deimos che mai hanno nascosto la forte influenza di mitiche band quali Kyuss, Unida e Hermano, alfieri di un movimento musicale ben rappresentato nella famosa raccolta “The Desert Sessions” che ha ispirato il nome di questa prima giornata;
Sabato è la volta dell’ “Alternative Saturday”, la giornata più eterogenea dal punto di vista degli stili suonati dagli artisti e band protagoniste. Cantautori alternativi, hip hop, dream pop, alternative, elettronica, stoner e per chiudere in bellezza, dopo i nostrani Case di Vetro, Bells of Ramon e Il Gioco del Silenzio, arriverà l’attesissimo industrial post rock del francese Amaury Cambuzat e dei suoi Ulan Bator;
Si chiude domenica con il “Black Sunday”: una serata dedicata ai suoni più duri, per i quali Genova e la Liguria rappresentano un avamposto, con decine di gruppi protagonisti della scena nazionale del genere. E allora via con metal, doom, sludge, trash, black, progressive: tutti i sottogeneri saranno rappresentati e, a coronamento delle esibizioni serali di Varego, No Man Eyes e Desecrate, la ciliegina finale degli Isaak, eccellente band genovese forse più conosciuta all’estero che non nella loro stessa città.


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